Piani Nutrizionali

personalizzati

SCOPRI DI PIU'

Prima Visita?

ottimo inizio

PRENOTA ORA

Essere in forma

con gioia

RICETTE
Valentina Giacometti Dietologa Nutrizionista Dietista Casalmaggiore Viadana Sabbioneta

Chi sono

Valentina Giacometti

Dottoressa Biologa Nutrizionista. Il mio obiettivo è accompagnare i miei pazienti in un percorso di benessere, insegnando loro una corretta alimentazione che incontri il loro personale stile di vita e le loro personali necessità.

LA MIA STORIA

La salute passa attraverso l’alimentazione,
esattamente come la felicità.

Scopri le mie

Ricette sane e gustose

TUTTE LE RICETTE

Leggi i miei

Ultimi articoli

Valentina Giacometti Dietologa Nutrizionista Dietista Casalmaggiore Viadana Sabbioneta

Autosvezzamento: cos'è?

Di cosa si tratta? Nuova moda? O è una pratica efficace? Scopriamolo insieme! Come ben sapete sono da poco diventata mamma e in Dicembre la piccola Alice compirà sei mesi. Al momento sto attuando allattamento esclusivo e sarà per noi così fino a quando Alice non sarà pronta a conoscere e quindi ad introdurre nuovi cibi. Ad essere sincera, molte persone a me vicine mi incitano a far sperimentare nuovi cibi alla piccola. La mia cara nonna da settimane ormai continua a dirmi: “ma quella bambina non deve iniziare a mangiare anche dell’altro come la frutta?”, la mia risposta è sempre la stessa, NONon sarà lo scoccare del 4° mese a convincermi ad introdurre frutta nell’alimentazione di Alice, e nemmeno lo scoccare del 6° a metterla subito su un seggiolone con tanto di cucchiaio e bavaglia! Attenderò i suoi tempi e quando sarà pronta (potrebbe esserlo tra venti giorni così come tra un mese o tra due e mezzo) avrà tutto a disposizione per conoscere nuovi alimenti. Questo mio approccio è un po’ la base dell’autosvezzamento. Ma COSA si intende effettivamente per AUTOSVEZZAMENTO? Significa DARE LA POSSIBILITÀ AL PICCOLO/A DI CONOSCERE E SPERIMENTARE NUOVI CIBI, toccandoli, annusandoli, masticandoli e portandoli alla bocca, manipolarli, gettarli a terra e perché no, anche vomitarli se non di suo gradimento. Quando il bimbo è pronto per iniziare?Ci sono SEGNALI dei che possono farcelo capire.MATURITÀ DIGESTIVA (che di solito avviene tra il 4° e il 6° meseCAPACITÀ DI STARE SEDUTO in modo autonomo , con tronco ben fermo PERDITA del RIFLESSO DI ESTRUSIONE della lingua (è un riflesso arcaico neonatale ovvero un movimento involontario che il neonato effettua in risposta a uno stimolo esterno; per capire se effettivamente questo riflesso si è estinto possiamo avvicinare un cucchiaino (anche vuoto) alla bocca del nostro bambino toccandone le labbra, se il bimbo porta in fuori la lingua quasi sfregandola sul palato significa che il riflesso è ancora presente) il/la bambino/a deve manifestare INTERESSE VERSO IL CIBO (per questo si consiglia di tenere fin dai primi mesi i bambini a tavola con voi ai pasti, così che possano capire e imparare da voi)L’età di inizio dello svezzamento può così variare proprio in base a questi segnali, quando sono tutti presenti è il momento giusto per iniziare a proporre al vostro cucciolo/a nuovi pasti diversi dal latte.Cosa proporre dunque ai bimbi con l'autosvezzamento?Sarà importante proporre alimenti con consistenze corrette per lui e per la sua età (non daremo mai una carota cruda ad un bambino di sei mesi), quindi come nello svezzamento classico i genitori devono proporre al piccolo/a delle consistenze morbide, inizialmente passate/frullate, per poi passare alle consistenze più grandi con polpettine morbide, piccola pastina, bastoncini di verdure ben cotte che possano sfaldarsi in bocca. La DIVERSITÀ MAGGIORE rispetto allo svezzamento classico è che con l’autosvezzamento NON SI ASPETTA LO SCANDIRE DEI VARI MESI ad introdurre i diversi tipi di alimenti, bensi il bimbo/a mangerà gli alimenti che mangeranno i genitori quindi dagli spinaci al pollo, dal merluzzo ai legumi, dalle pesche al melone, dalla zucca alla frutta a guscio, il tutto ovviamente è bene ribadirlo, con le giuste consistenze. Ecco che allora la parte FONDAMENTALE DELL'AUTOSVEZZAMENTO la farà: LA FAMIGLIA. Saranno infatti i GENITORI devono dare L'ESEMPIO portando in tavola piatti semplici e il più naturali possibile, così che il bambino prenda loro da esempio: una famiglia in cui si pranza/cena con cibi confezionati, patatine e bibite onnipresenti in tavola e verdure completamente assenti nell’alimentazione, non potrà pensare di mettere a punto la pratica dell’autosvezzamento.Va sempre ricordato che sale e zucchero sono ingredienti che non devono essere inseriti nell'alimentazione del vostro bimbo sicurmante fino all'anno , ma se possibile anche oltre, evitare l'aggiunta di sale al cibo che il vostro bambini mangerà cresendo negli anni, lo abituerà ad un gusto meno deciso e meno saporito; stessa cosa vale per lo zucchero. Mi rendo conto di quano soprattutto dai due anni in su, sia difficile evitare di far consumare dolci ai bambini, tuttavia si deve cercare di fare il possibile perchè il bambino venga abituato a gusti che siano il meno dolce possibile: meglio un dolcetto fatto in casa sfruttando lo zucchero di frutta fresca/frutta disidratata/cioccolato di qualità e magari poco zucchero integrale, piuttosto che alimenti dolci già pronti; ma comunque resta la regola che meno dolci vengono proposti al piccolo/a, meglio sarà per lui/lei anche per un futuro.Di seguito vi lascio alcuni titoli di letture utili, se siete interessati:Io mi svezzo da solo (di Lucio Piermarini)Il mio bambino non mi mangia (di Carlo Gonzales)            

Valentina Giacometti Dietologa Nutrizionista Dietista Casalmaggiore Viadana Sabbioneta

I legumi proprietà e considerazioni generali

I legumi sono, insieme al pesce, la fonte proteica che dovremmo inserire frequentemente nel nostro Mealplan settimanale. Quali sono i legumi?Sono ceci, fagioli, piselli, lenticchie, fave, cicerchie, lupini e soia. Anche le arachidi appartengono alla famiglia delle leguminose (ovvero dei legumi), ma siamo soliti catalogarli e trovarli nel reparto frutta secca. Infine, anche i fagiolini (verdi e bianchi) sono legumi da un punto di vista botanico, ma nutrizionalmente sono molto più simili alla verdura. I legumi non sostituiscono la verdura, ma sono da considerare una fonte proteica vegetale ovvero dovrebbero essere consumati in sostituzione a: carne, pesce, uova e formaggio. Sono infatti costituiti sia da proteine vegetali (la cui quota dipende dal tipo di legume), che da carboidrati complessi (anche in questo caso la quota è molto variabile da legume a legume). Hanno pochissimi grassi, in media 1 g/100 g di prodotto, fanno eccezione fagioli di soia e ceci che ne presentano maggiori quantità. I legumi contengono anche preziosi minerali quali zinco, ferro, selenio, calcio, potassio, fosforo e vitamine in particolare del gruppo B. Sono ricchi di fibre solubili in particolare galattomannani (polisaccaridi di riserva formati da galattosio e mannosio), la quantità di fibre dipende come sempre dalla tipologia del legume: lenticchie secche, ceci secchi, fagioli bianchi secchi e fave sono quelli che ne contengono in maggiori quantità. A causa della loro elevata quantità di fibre molte persone associano al consumo dei legumi frequente gonfiore addominale, meteorismo e flautolenza, ma diverse sono le modalità attraverso le quali possiamo ridurre questi effetti. Tuttavia, dobbiamo anche valutare e capire se questi effetti sono davvero causati dal consumo di legumi o se le cause sono di altro tipo: se alla base abbiamo un’alimentazione disordinata, composta principalmente da carboidrati, latticini, dolci, bevande zuccherate e poche fibre, la pancia gonfia sarà causa da un mix di tutto questo disordine, non tanto dai legumi in sé. Inoltre è da valutare anche con che frequenza i legumi vengono inseriti nei vostri pasti settimanali: se mangiate i legumi una volta al mese o ogni 20 giorni, il vostro intestino non sarà abituato a metabolizzarli e quindi ne risentirà, al contrario se gradualmente i legumi vengono inseriti almeno 2-3 volte a settimana, vedrete che alla lunga il vostro intestino si abituerà e riuscirà a tollerarli meglio.Come ridurre gli effetti indesiderati delle fibre dei legumi?•    Utilizzando legumi secchi, metterli a bagno almeno la sera prima, con 3-4 foglie di alloro, cambiare l’acqua il mattino seguente almeno un paio di volte, e personalmente consiglio di lasciarli a bagno anche tutta la giornata, cuocendoli la sera così l’ammollo sarà di ben 24 ore. •    In cottura oltre a qualche foglia di alloro consiglio di aggiungere una puntina di bicarbonato, ne basta mezzo cucchiaino, ma questo ne faciliterà anche il distacco della buccetta (tanto ricca di fibre e principale fattore che determina meteorismo).•    Una volta cotti, staccare le buccette (questo è fattibile soprattutto con i ceci e alcuni tipi di fagioli).•    Infine, associarli a pasti che prevedano la presenza di finocchio o sedano entrambi con effetto digestivo e distensivo addominale. Oppure a fine pasto inserire una tisana a base di semi di finocchio/carciofo/cardo mariano, per lo stesso motivo queste erbe officinali aiuteranno la digestione dei legumi. •    Per chi proprio volesse ridurre al minimo l’apporto di fibre dai legumi non volendo tuttavia rinunciare ai loro Sali minerali e vitamine, è possibile passarli col passaverdure, le fibre resteranno in superficie e voi andrete a consumare solo i micro e macronutrienti che il legume vi fornisce.•    In alternativa (consiglio che do spesso alle mamme per l’inserimento dei legumi nello svezzamento dei loro bimbi) è la scelta di utilizzare legumi decorticati.Tuttavia, per chi soffre di patologie intestinali gravi es. morbo di Crohn, Colite Ulcerosa, alcuni tipi di malattie autoimmuni quali es. lupus, tiroide di Hashimoto, i legumi non sono consigliati o comunque non tutti e il loro utilizzo non deve essere frequente. L’utilizzazione dei legumi nell’alimentazione deve tenere conto della presenza di composti di diversa natura chimica, definiti “fattori antinutrizionali” o “antinutrienti”. Nei legumi infatti, come in tutti gli alimenti contenenti fibra, sono presenti tannini e fitati che hanno la capacità di legare i micronutrienti, in particolare ferro e zinco, rendendoli quindi meno biodisponibili.Trattamenti domestici, quali l’ammollo e la cottura, e altri trattamenti enzimatici industriali permettono un’idrolisi parziale di questi composti, limitandone così la capacità legante. Nei legumi, inoltre, sono presenti anche fattori “antinutrizionali” di natura proteica, inattivati grazie alla cottura: tra questi ci sono ad esempio le lectine e la faseolamina, una proteina presente nel fagiolo crudo, in grado di bloccare l’assorbimento dell’amido.Quali legumi apportano maggiori quantità di proteine?Lupini e fagioli di soia sono i legumi più ricchi di proteine, rispettivamente 16gr/100 g per i lupini ammollati e 36 g/100g per i fagioli di soia secchi. Per questo uno sportivo che vuole inserire i legumi nella sua alimentazione settimanale almeno 3 volte e magari come piatto unico, dovrebbe prevedere di inserire almeno una volta lupini o fagioli di soia (anche se sui questi servirebbe un articolo a parte, in quanto contengono fitoestrogeni e gli studi scientifici in letteratura non sono tutti a favore del loro consumo, vista anche la grande quantità di soia OGM che troviamo in commercio); gli altri due pasti a base di legumi potrebbero essere fatti con lenticchie e fagioli o ceci associati a cereali quali il farro che ha un apporto di proteine maggiore rispetto a riso, orzo, grano, miglio e grano saraceno, oppure pseudocereali come la quinoa anch’essa ricca di proteine almeno 15 g/100 g di prodotto (contro i 7 g/100 g di pasta da grano).Quanti legumi e con quale frequenza?La frequenza settimanale sul consumo di legumi è di 3-5 volte a settimana, mentre la quantità dei legumi al pasto varia a seconda del fabbisogno individuale, le linee guida indicano che una porzione di legumi equivale a circa 150 g di legume fresco/surgelato/cotto oppure 50 g di legume secco. Spero di avervi dato qualche delucidazione in più sulle caratteristiche dei legumi e sul loro utilizzo in cucina, se non ci sono patologie intestinali cercate di inserirli nella vostra alimentazione settimanale almeno 3 volte a settimana.

TUTTI GLI ARTICOLI

Vorresti avere nuovi spunti ogni giorno?
Seguimi su instagram!

LA MIA PAGINA