IL DCA CAMBIA LA VITA

Oggi non sono io a scrivere il mio articolo, qualcuno lo ha fatto per me. Il mio lavoro a volte mi mette a contatto con una realtà che il più delle volte è dura da affrontare. Ci sono ragazze -in realta’ anche qualche ragazzo- con seri problemi alimentari, sto parlando in particolare del DCA cioè Disturbo del Comportamento Alimentare (comprende vari aspetti e tipologie di disturbi, in particolare però Anoressia e Bulimia etc). Naturalmente l’aiuto principale per queste ragazze non viene di certo dalla sottoscritta bensì da persone (psicologi e figure esperte e competenti) che possano aiutarle ad affrontare questa malattia. Il mio aiuto -diciamo così- è solo marginale, arrivo in ultimo. Tuttavia, ho conosciuto alcune ragazze che purtroppo si trovano ad affrontare questa cosa, in particolare ad una di loro ho chiesto se le andava di condividere con me e con tutti voi che leggete questa sua esperienza, se le andava di scrivere per me quello che ha vissuto, che sta tutt’ora vivendo, magari chissà possa essere un piccolo aiuto o incoraggiamento per tutte quelle splendide ragazze che ad oggi stanno combattendo la stessa cosa. Lasciando naturalmente l’anonimato della ragazza che ha scritto per me,  riporto la sua lettera, il suo stato d’animo e il suo grido alla vita:


<< Se qualcuno dovesse chiedermi come tutto è cominciato non saprei rispondere. Non so dire precisamente quando e perché qualcosa è scattato in me, qualcosa che mi faceva sentire grossa, fuori luogo, goffa. Qualcosa che giorno dopo giorno mi faceva guardare sempre più allo specchio, mi faceva mettere a confronto il mio corpo con quello di donne famose e modelle. Confrontavo quello che mangiavo rispetto a ciò che mangiavano gli altri…. così tutto è cominciato, giorno dopo giorno, lentamente.
Mangi sempre meno e ti senti sempre più forte, invincibile, sana, perfetta in tutta quella restrizione.
Pensi di essere forte perché sai resistere ad una fetta di torta, ad un gelato, ad un piatto di pasta, ad un pasticcino. Credi che questa “resistenza continua” farà star bene il tuo corpo, lo manterrà sano, in forma, tonico. A volte poi, ci si stanca di questa restrizione e si mangia qualcosa in più, ed ecco che puntuali arrivano i sensi di colpa: inadeguatezza, inferiorità e sdegno verso te stessa. Solo una cosa può far tacere queste voci: lo sport, ma non più inteso e vissuto come sfogo, come benessere, anch’esso diventa un’attività fisica stremante, logorante, associata ad una nuova restrizione estrema e volta esclusivamente a “bruciare tutte le calorie ingerite”
Sono caduta così in un circolo vizioso, perverso, insensato, malato. Il mio sottopeso si faceva sempre più marcato. Mentivo sul mio peso, ma era il mio corpo a parlare per me: braccia sempre più esili, gambe sempre più sottili e senza forma, avevo perso quella luce negli occhi.. che oggi sto con ogni sforzo cercando di riconquistare.
Dunque anch’io che mi dicevo: “non ci cadrò mai, impossibile”, ci sono lentamente caduta. Mi sono ammalata di una malattia subdola, che non ti rende bella, potente o migliore come vuole farti credere, bensì ti distrugge prima dentro e poi fuori.
E’ una malattia meschina che in modo silenzioso si mangia la tua persona e la tua vita.
Non glielo si può permettere. Sono io la padrona della mia vita, del mio corpo, ma soprattutto della mia mente e della mia salute. Sono io l’artefice del mio destino. Durante questi mesi di malattia è come se mi fossi addormentata, come se non avessi vissuto davvero la mia vita; sono arrivata a pensare che mangiare fosse una debolezza, invece non è così. Era solo lei a farmi credere questo. La malattia mi ha portato via tanto, troppo per permetterle di rimanere ancora nella mia vita, ma mi ha anche aperto gli occhi. Prima era come se tutto passasse senza un valore, ora tutto ha un peso, tutto ha un significato. Mi ha permesso di capire quali persone ci saranno sempre e comunque, mi ha fatto vedere con estrema chiarezza quali sono le amicizie vere, quelle che nonostante le mie mancanze, le mie assenze, i miei silenzi, sono sempre rimaste, sono sempre presenti, pronte ad esserci di nuovo, e quelle che invece nonostante i “per te siamo sempre qui” non ci sono mai state, non hanno saputo capire il profondo disagio in cui mi trovavo.
Mi sono resa conto di quante volte ascoltavo canzoni senza mai capirne le parole, il loro vero significato; quanta pace diano alcuni luoghi e quanto servano i silenzi per portare consigli e riflessioni. Quando cominci a renderti conto di quanto sia vigliacca questa malattia, ricominci finalmente a vivere e ad apprezzare nuovamente quello che ti circonda. Capisci che non ha senso svegliarsi già stanchi e privi di forze, perché la vita ha bisogno di grinta e forza per essere vissuta. Ti rendi conto che ci sono tante cose da fare, da vivere, a cui pensare che è così stupido sprecare tempo ed energie per pensare al cibo. Per cosa poi? Per vedere e ammirare le tue ossa sempre più sporgenti e il tuo corpo privo di ogni forma? Ora però sono cosciente di tutto ciò: non esiste bellezza in un corpo denutrito e stanco. Ora vedo con estrema chiarezza l’assurdità dei miei comportamenti, ora so cosa voglio. Rivoglio la mia vita. Rivoglio il colore della mia pelle. Voglio tornare ad essere donna. Rivoglio i miei capelli. Voglio avere una famiglia, viaggiare, leggere, conoscere, sbagliare, riprovare e sbagliare di nuovo. Rivoglio la forza per fare lunghe corse sotto il sole, quel sole che ti scalda dentro, ti scalda l’anima.
Credo che questo sia stato un momento così della mia vita. Un momento buio, in cui mi ero persa. Ma bisogna sempre perdersi un po’ per ritrovarsi. E io mi sto ritrovando. >>